Il grunge e' uscito dalle sale prove del Pacifico nordoccidentale: cittadine umide e senza pretese come Aberdeen ed Ellensburg, piu' una scena di Seattle a cui, fuori da li', quasi nessuno prestava attenzione. Non l'ha progettato nessuno in una sala riunioni, eppure nei primi anni '90 era gia' diventato il suono di una generazione.

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Da dove viene

Le radici risalgono all'underground americano dei primi/metà anni '80: l'energia grezza ed essenziale di band punk come i Black Flag e i Melvins, incrociata con il riffing piu' pesante e lento dell'hard rock stile Black Sabbath. Aggiungici l'etica fai-da-te delle radio universitarie e delle etichette indipendenti, e ottieni un sound costruito su strumentazione economica, chitarre distorte, e testi personali e spesso cupi invece che da inno.

L'isolamento di Seattle dall'industria musicale della costa in realta' aiuto': le band suonavano tra loro, si scambiavano i musicisti a vicenda, e svilupparono un sound comune quasi senza interferenze esterne. La Sub Pop Records, fondata a Seattle nel 1988 da Bruce Pavitt e Jonathan Poneman, divenne l'etichetta piu' importante della scena, pubblicando i primi dischi di Mudhoney, Soundgarden, Nirvana, e decine di altri sotto il suo "Sub Pop Singles Club" e il suo marketing ironico e consapevole dell'intera scena come "grunge."

Lo sfondamento

Il punto di svolta si colloca di solito nel settembre 1991, quando il secondo album dei Nirvana, Nevermind, fu pubblicato dalla Geffen Records. Nessuno dei coinvolti si aspettava che spodestasse Michael Jackson dalla cima della Billboard 200 quel gennaio. Successe comunque, e quasi da un giorno all'altro le major si precipitarono nella scena di Seattle, firmando tutto cio' che si muoveva. Ten dei Pearl Jam e Badmotorfinger dei Soundgarden, entrambi usciti anch'essi nel 1991, cavalcarono la stessa onda. Nel 1992, "grunge" era allo stesso tempo un termine di marketing sulle copertine delle riviste e un vero momento culturale.

Il suono e il look

Musicalmente: chitarre pesantemente distorte, un forte debito sia verso il punk che verso l'hard rock classico, cambi dinamici tra strofe silenziose e ritornelli esplosivi (un espediente che i Pixies usavano gia', e che Kurt Cobain riconosceva apertamente), e testi che pendevano verso l'alienazione, la frustrazione e l'umorismo nero invece che la celebrazione. Visivamente: camicie di flanella, jeans strappati, e abiti da negozio dell'usato, meno un costume che cio' che la gente in una citta' fredda e umida che non si curava della moda gia' indossava. La stampa ha guardato e ne ha fatto un "look."

Cronologia

Le band

Sei degli atti piu' rappresentativi della scena, una pagina ciascuno: